Ai non esperti si deve dire subito che “meditare” non vuole dire pensare a qualcosa ma che la meditazione più profonda e importante la si fa lasciando andare tutto quello che crediamo, pensiamo, temiamo o speriamo per arrivare al momento più alto, potente, splendente, che è ricordare il nostro silente mistero sconfinato.

Il primo maestro di zen si chiama Bodhidharma, era un monaco eremita buddhista indiano che i cinesi chiamavano Damò o Tamo, però la meditazione non è cinese, non è indiana e non è solo zen. Se vuoi, la meditazione è tua dato che la fai tu, proprio tu, con la tua faccia e le tue faccende da sistemare, con la tua gioia e le tue scocciature. Insomma: te.

È pericoloso meditare, dato che ti cambia la percezione della vita, te la mette sul palmo della mano, e dopo non puoi più lamentarti dato che sei tu al volante, hai la vita nelle tue mani.

Quando mediti vai in quel luogo dove, da sempre, i problemi non ci sono, dato che è il luogo/momento precedente, il luogo della vita reale, dove abbracci il tuo bambino, dove cucini il pranzo, dove lavori con gioia e senza peso, dove stai in silenzio a guardare le stelle. Se invece resti nell’esistenza e ne dimentichi il vero mistero, che è questa VITA cruda e beata, che pulsa ovunque dentro e fuori di te, allora eccoti nel dolore. Come disse il Buddha: “nascita vecchiaia malattia e morte”.

Per vincere il dolore puoi solo riscoprire cosa è la gioia innata, quella che è nelle fusa del gatto dato che, furbo lui!, ha imparato come godersi totalmente il solo fatto di essere. Non domani quando avrai pagato tutti i debiti, domani quando sarai ricco, domani quando sarai fidanzato, sfidanzato, fidanzata con uno ricco o cos’altro.

Si medita ora, si vive solo ora.

Chi vuole continuare a correre nella ruota del criceto è giusto che continui e allora potrà andare da chi lo “sistema”: il prete, il virologo, lo psicologo. Noi invece ti sfidiamo: quindi se non ti interessa avere di te PER DAVVERO il meglio NON FARE MEDITAZIONE. La ruota del criceto o quella del Dharma? Scegli. Il Dharma è la realtà divina; non ci interessa come viene descritta perché tutti i realizzati, noti o ignoti, hanno vissuto in quello splendore. Non solo Hakuin o Hildegarda ma anche la lavandaia di Meister Eckhart che travolse col suo cristico fulgore innocente il nostro buddha domenicano.

La vedi quella immagine qui sopra dove c’è una macchia grigia tondeggiante? E’ un cuscino che costituisce il vertice di quel triangolo che possiamo chiamare “la seduta di un Buddha”. Gli altri due angoli del triangolo sono le ginocchia di un Buddha, cioè le tue. Le spalle non è che vanno aperte ma vanno S P A L A N C A T E e la testa punta verso l’alto e si sospinge sempre più verso l’alto! Com’è possibile? Basta inarcare leggerissimamente le vertebre lombari (quelle molto in basso nella schiena) tirando fuori il sedere come fanno le ballerine o i samurai. E poi immagina che c’è un moschettone sulla cima della testa con un gancio che lo tira su grazie a una gru. E in questo tirare ecco che il mento rientra verso la gola e la cima della testa sale e sale.

Il bacino è un triangolo capovolto. Le ginocchia e il cuscino fanno un altro triangolo. Quello che serve sono dei cuscini adatti. da sinistra a destra: per la posizione del loto il cuscino utile è alto poche dita. Nel mezzo loto serve invece un cuscino piuttosto alto. Per la posizione del mago (siddhasana) serve un cuscino di grandezza intermedia. Per la posizione del sarto ci vuole un cuscino grande e due piccoli sostegni laterali delle ginocchia.

Perché bisogna stare seduti così? Non si potrebbe invece meditare anche camminando oppure in piedi o stesi? Certo, e lo faremo. Però è nella posizione seduta che il mistero metafisico del corpo si attiva di più e più velocemente, ed è da quella finestra di possibilità che noi possiamo accedere alle più importanti esperienze della nostra vita.

Bene. Si prende la posizione e la si perfeziona nel tempo, senza patema; e poi? Poi cosa si fa per “meditare”?

Non c’é “poi”, si entra nella gioia senza tempo dello “stare” davvero vivi, una delle arti più difficili sulla quale sono stati scritte, nel mondo buddhista, biblioteche intere: e, credimi, non si tratta di finezze da sommelier, ma di vere e proprie scoperte del tutto precluse a quella parte maggioritaria di mondo che non vede NIENTE. Sì, hai capito bene, quello della meditazione è un mondo esclusivo. Una scoperta recente è che TUTTI i meravigliosi filosofi antichi dell’Occidente, da Parmenide ed Eraclito fino a Socrate e Platone, praticavano meditazione. Gli esperti se ne sono accorti analizzando il linguaggio di tutti loro, fino a Virgilio e Dante che la cultura popolare definiva “Maghi”. Cosa voleva dire?

Meditazione è alta spiritualità e magia insieme. Si possono praticare anche altre meditazioni più “costruite”, cosa che faremo anche noi, e così ci possiamo dare più possibilità di esplorare la forza del nostro potere mentale per penetrare il senso dei reale o per riuscire nel mondo del lavoro, e poi esplorare la nostra energia, come aumentarla, coltivarla, armonizzarla, e soprattutto come usare tutto questo per aiutare gli altri.

Sì, però, cosa vuole dire davvero “aiutare gli altri”? Come si fa a farlo davvero? Cioè: come si fa ad ottenere dei veri risultati nell’aiutare gli altri? Vedrai da te come funziona la magia della meditazione.

Qualunque cosa vorrai fare nella vita (fidanzarti – trovare lavoro – riuscire in tutto – parlare cogli angeli o cogli extraterrestri o coi canguri) è meglio che impari a fare meditazione altrimenti non varrai neanche un decimo di quanto puoi davvero valere.

Meditare è fare rifulgere l’eternità in noi stessi, è vivere il proprio mistero e imparare a godere delle proprie potenzialità.

Nella meditazione silenziosa che ti fa incontrare l’eternità troverai il te stesso più ampio e alto, che è “proprio quello eterno”. Cos’è? Che sapore ha vivere così? Vedilo da te, non farti ancora una volta raccontare “come sarebbe bello il mondo se…”. Prenditelo.

Il mondo che puoi scoprire e vivere in tutto il suo mistero, libero di narrazioni religiose, scientifiche o teoretiche, è quello in cui vale la pena respirare, camminare davvero.

Iniziando ad andare a ritmo della sua pulsazione, inizierai ad essere tu quella pulsazione.

Se ti senti strano a “f a r e n i e n t e” durante la meditazione, allora, resta attento sul tuo respiro e goditelo, come farebbe un fumatore, mi spiego? Tu invece sei un “respiratore”.

Un respiratore di tutto il cielo, un respiratore di eternità.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
A Buddhist monk waters the gravel and rocks in the zen garden at Zuiho-in Temple in Kyoto, Japan.

SOTTO TROVERAI QUALCHE INFORMAZIONE SUL “MIO” ZEN

IL “mio” ZEN (!!!)

Zen Rinzai Rinzai-shū (臨済宗, Scuola Rinzai) La scuola Rinzai incoraggia un attivo perseguimento dell’illuminazione (bodhi, satori) attraverso la meditazione sia seduta che attiva, ma anche grazie a shock addizionali derivati dai kōan o dagli sforzi strenui uniti alla disciplina quotidiana. E’ una delle tre scuole del Buddhismo Zen che si è affermata sia in Asia che in Occidente. In Italia, grazie all’insegnamento di Luigi Mario Engaku Taino e di Leonardo Anfolsi Reiyo Ekai, la scuola rinzai ha perso il suo aspetto più marziale ed ha sviluppato un florilegio di tecniche che mantengono l’energia ed il coraggio implicati in questa pratica.

Lo Zen Rinzai deriva direttamente dalla scuola cinese Chán di Linji, da cui prende il nome, fondata da Línjì Yìxuán nel IX secolo. Essa si caratterizza oltre che per la meditazione seduta, lo zazen, anche per l’utilizzo di quei rebus chiamati kōan, e per il satori, l’illuminazione improvvisa. A questi due aspetti ho personalmente aggiunto l’esercizio di antiche tecniche dell’energia che nella scuola rinzai vennero praticate segretamente nei secoli passati. Finalmente, con una attenta ricerca storica ne ho trovato “l’eggregore” e sono riuscito a tracciarla nei secoli fino ad oggi, grazie ai miei studi di storia e all’incontro con un maestro eccezionale, Yamada Mumon – la cui vita fu salvata da queste tecniche – e con l’attuale abate del Tempio Shoinji, il monastero storico del maestro Hakuin, in Hara, prefettura di Shizuoka in Giappone. L’abate Myamoto Emmyo volle esprimermi l’importanza di questi insegnamenti e ringraziarmi per portarli in Occidente. In quanto discendente come il Maestro Taino e me di Hakuin Ekaku, ed in più abate del suo tempio storico, ha voluto darmi qualche spiegazione a riguardo della concentrazione sul tanden e la meditazione relativa. Anche il Prof. Paul Harrison, esperto di Buddhismo e cattedratico alla Stanford University, mi incoraggiò a proseguire la mia ricerca e concordò su molti aspetti innovativi delle mie scoperte storiche. In particolare eravamo allibiti a riguardo di quanto è stato scoperto sulla connessione fra Tibet e Zen cinese (Chán) grazie agli antichi rotoli trovati nelle grotte di Dunhuang, a Mogao, in Cina. In quegli stessi rotoli viene definita una pratica meditativa  Chán dalle importanti implicazioni riguardanti lo sviluppo dell’energia.

Oltre a quanto si è detto, anche di conseguenza alla pratica del coraggio e della forza tipica dei samurai giapponesi, sovente addestrati in un monastero rinzai, nella nostra scuola si è formata nei secoli un metodo che lavora, sulla base della meditazione seduta, anche con la nostra energia, rafforzandola e rendendoci capaci di farla circolare; nel XVIII secolo il Maestro Hakuin Ekaku la chiamò “naikan”.

In Giapponese, “naikan”, significherebbe “introspezione” ma come concetto deriva certamente da quello cinese di “neidan” che significa “alchimia/cinabro/miniera interna”.

Scaramuccia, near Orvieto. Zenshinji buddhist temple. The zen monk Engaku Taino (Luigi Mario) founded the Zenshinji Scaramuccia’s temple in 1973 near Orvieto.

Leonardo Anfolsi è stato formato dal Maestro Engaku Taino sotto l’egida del Maestro Taishitsu Yamada Mumon, fra i più amati maestri di buddhismo nel Giappone contemporaneo e preside dell’Università Imperiale Hanazono, il quale ha ricevuto ritualmente Leonardo Anfolsi, quando era un giovane monaco. Leo è  stato riconosciuto come maestro anche da un celebre Lama tibetano, il XXII Gomo Tulku Sonam Rinchen.
Infatti si è anche formato nell’insegnamento segreto di maestri buddhisti tibetani come Kalu Rimpoche (1905-1989), Chőgyal Namkhai Norbu R. (1838-2018), e del maestro bonpo Tenzin Namdak R.
Ha ricevuto i sei Yoga di Naropa – che ha praticato assiduamente – da S. S. il Dalai Lama in Dharmasala nel 1990, avendone le istruzioni complete.
Ha insegna nelle scuole americane e italiane meditazione e buddhismo e tiene conferenze e workshop sulla tecnica zen-naikan che ha mutuato dalla tradizione del suo stesso lignaggio zen. Ha svolto attività istituzionale per l’UBI, l’Unione Buddhista Italiana, sotto l’egida della quale sta organizzando il Progetto Mumonji.