Se non lo vedi non ci credi…

Se io “CI SONO” un dubbio dovrebbe sorgermi dentro, perché qualcosa di NON PENSATO ma di fattuale potrebbe stupirmi. Che so, un fiore, un’alba, un tramonto. Un gatto. “Ah, ma…” dice lo sfortunato ” tutto ciò è solo romantico, emozionale, non sostanziale…”. Ecco, questo è il modo di ragionare di chi è rimasto incastrato nella propria scatola cranica.

Si riesce a capire il mistero della morte percependo il FATTO che è impossibile sparire. Peraltro è curioso quanto sia comune la confusione fra vita e esistenza, ma soprattutto la pervicace opinione dicotomica che vuole la morte essere il contrario della vita e non il mero completamento della nascita, ovvero il finale della sola esistenza.

Ma è questo il punto: in realtà chi ha smesso di stupirsi della VITA ovvero dell’ESSERE, crede di essere in uno stato di neutralità sufficiente per decidere se il suo essere esiste davvero, se è eterno, divino o materico, sensibile o metafisico, ma più facilmente si convincerà di essere precisamente il suo copro fisico e che quindi l’essere sarà certamente incalzato dall’entropia universale: costi quel che costi, dovrà essere proprio come pensa lui! Nel frattempo le sue convinzioni lo porteranno a costringere tutti a dover ragionare meccanicamente, che secondo lui è l’unica soluzione per bloccare la deriva “esoterica” – entropica! – e a impiantarci tutti protesi tecnologiche, microchip e farci inoculare sostanze utili a farci stare mediamente bene.

Che il senso della nostra “identità” sia stato addomesticato in modo banalizzante e patetico, viene chiaro a chi capisce di essere incastrato nella mentalità temporale di un certo secolo.

Se il senso della identità nostra resta un mistero possiamo incalzarlo vivendolo senza averne una idea ma cadendoci dentro DA SEMPRE. Perché? Perché fuori dalle opinioni e dalle direzioni il tempo scompare restando nel silenzio della meditazione.

Quando torna, poi, il tempo? Niente, è che non è mai esistito come nemmeno è mai esistita la nostra “identità” dato che è solo descrizione. Tutte le nostre opinioni sono NARRAZIONI, chi lo sa capisce di essere libero da ciò che pensa.

Quando lo sai capisci che ad ogni passo – non solo quando mediti – ti tuffi nel tutto/uno/infinito/nome/zero allo stesso tempo. Ad ogni passo, senza sapere niente ma vedendo tutto.

Ora, per capirsi, necessitano alcuni paradossi. Chi resta nella scatola cranica non li potrà capire.

Medita tanto nel silenzio assordante delle galassie e cammina fra la polvere delle stesse galassie lontane, che è quella che cerchi di pulire ogni settimana con uno straccio. Non puoi evitare di andare-verso-il-lasciar-andare proprio mentre siedi in silenzio e mentre cammini, ma è meglio che lo fai prima che le abitudini ti catturino. Ci riesci di sicuro quando impari a meditare senza chi medita, mentre mediti non meditando.

Se non hai capito, non serve che tu ti senta stupido o inadeguato, basta che esci dalla scatola.

Leonardo Anfolsi Reiyo Ekai