31 OTTOBRE 2020 / MMDCCLXXIII AB URBE CONDITA

Rievochiamo, per ringraziarli, i nostri antenati ed il tempo antico.

Da quella genia coraggiosa, forte, crudele e orientata verso il seme stesso della civiltà, proveniamo noi italiani, nonostante lo smarrimento dovuto a secoli di servaggio e di mancanza di gnosi, quindi di senso del mistero che pulsa in noi e ovunque, senza più alcuna memoria della nostra identità stellare, che è preverbale, non rivelata da altri ma da sempre vivente in tutto.

Di tutto ciò nulla si può calcolare nonostante ogni descrizione vi venga appiccicata.

Che l’Italia possa risorgere da ora in una Lux Victorialis finalmente rinnovata, anche se non mancherà la lotta nella necessità di eliminare forze e personaggi nefasti, dal nostro presente e dal nostro passato.

Che tutti i popoli possano agire in maggiore armonia.

Che l’Italia possa svolgere il suo ruolo di fucina di bellezza, cultura, arte e pensiero invadendo il mondo del suo splendore perenne.

La finta pace dovuta a pressioni sovranazionali indebite – ed indebitanti – sarà vista per ciò che è, foriera di ogni schiavitù e di ogni guerra passata.

Le tecnologie serviranno l’uomo e non viceversa secondo la follia di chi, il Mancante-Di-Sé, è sempre in eterna concorrenza con se stesso e con l’universo intero.

Le guerre combattute economicamente dai barbari lasceranno per sempre il campo a collaborazioni di largo respiro in una equilibrata crescita della forza espressa in lavoro, inventiva, meditazione, benessere globale che terrà conto delle vere sfide che riguardano cibo, energia, acqua, clima.

Finisce ora, in un battito di ciglia, il momento della intromissione di forze oscure evocate in questo passaggio verso una futura era.

Niente di nuovo nel futuro, tuttavia.

Ci saranno ancora la fame e l’indigenza, l’inquinamento, ma non saranno sistemiche o perfidamente evitate come aveva già pensato il Mancante-Di-Sé, incarnando questa sua mancanza nei numeri sempre sfuggenti, e nei pensieri mai fiorenti, dove tutto è solo quantità.

Non sarà il paradiso degli speranzosi, né sarà l’inferno dei depressi, ma il solito campo dove crescono ortiche, grano e rose, e dove tutto è utile.

Confusione, disturbo, paura, come sempre, sono la polvere alzata dall’immobile scalpitio delle masse, ma guardando in tralice, ma anche in nuce, si poteva da tempo vedere quanto a breve apparirà agli occhi di tutti: una immane truffa.

Conteremo i morti e vedremo chi abbia mai giocato coi numeri, con le diagnosi, coi protocolli sbagliati, con la paura.

Oramai il grande impostore è accerchiato.

Il grande vaccinatore delirerà sempre di più, ed attenderà la pena che gli verrà inflitta dalla legge vedendo piano piano crollare la propria credibilità, mentre il mondo intero, ma stavolta tutto e assieme, capirà il progetto che ha intessuto da tempo nel suo malessere.

L’intreccio di molti individui Mancanti-Di-Se-Stessi ci ha portato in questo passaggio stretto.

Donne, uomini generosi hanno dato la loro vita inciampando nelle stesse cure che impiegavano, e nelle stesse paure che, pur non essendone coscienti, promuovevano; anche sappiamo, ora, che il sacrificio è stato numericamente contenuto. Chi ha voluto dimostrare il contrario, vociando e pretendendo, non si potrà esimere dal ricevere la necessaria punizione e dal ritornare nell’ombra che gli pertiene.

E dire che anche ora vorrebbero ammalare qualcuno per sperimentarvi sopra una contaminazione che già più non c’è.

Non ci vorrà molto tempo e chi voleva affogare i bambini in immonde museruole, chi avrebbe voluto distanziarli come se fosse stato un “gioco”, sarà additato come oggi vengono additati i torturatori di ogni tempo, che sono della loro stessa razza malata.

Pronti a posporre ogni intelligenza e sensibilità, ogni capacità di osservazione, per far avanzare la certezza di un diktat incontrovertibile.

Gli inquisitori di un tempo che sono gli scienziati di oggi.

Sarebbe stato evidente che non era una peste, ma i più hanno voluto essere puniti e tremare di paura.

Le fluttuazioni di morti inevitabili non sono viste, ma calcolate invano, numeri oramai inutili alla mano, eppure confusione voluta fra contagi, portatori, ammalati, internati, come se non fossero vita ma esempi.

Perché cadranno?

Solo chi riesce a tradire se stesso in tutta efficienza crede di sapere come ordinare il mondo, dato che non ne vede l’ordine precedente. Stende la sua pietrificante ala per bloccare ogni pensiero e farlo suo. Per un bene superiore.

Calcolano tutto e così cadono, calcolando, senza più la possibilità di invocare un perdono.

Il loro calcolo dice che l’uomo non cambia – ed hanno ragione – ma comprendono questo per un motivo sbagliato, da una direzione inesistente. L’uomo non cambia perché anche il più stupido, il più feroce, ha una natura innata, immutabile, eterna; e pure non cambia per via delle sue abitudini.

L’errore loro proviene dal non vedere la vita anche in quello che credono sia “errore” e nel ritenere che l’errore vada ricalcolato e corretto. Materialismo.

La matrice scivolosa, obliqua, amniotica, non è vista, “Quello-Che-è-Tutto-al-Contempo” non viene respirato e li uccide subito, mancante ora, come anche nel tempo.

Ma ora evochiamo ed invochiamo i nostri antenati e le forze patrie, i luoghi fatali, le presenze gioiose che gli astri hanno nei paesaggi viventi attorno a noi, i boschi, le spiagge, i fiumi, le pianure, gli animali selvatici, i monti, gli alberi che vigilano, il cielo lassù riempito di influenze astrali – essendo “lassù” la direzione dalla quale lo sguardo non ritorna – le maree della nostra mente gioiosa e creativa, la luna riposante, il misterioso sole che arde e pulsa della nostra stessa vita.

Evochiamo la maternità feconda e innata, chi la protegge, lo spazio misterico da cui proviene, meritevole di culto, di sogni numinosi, invochiamo.

Tutto questo splendore io offro al potere che ora giudicherà il mondo quindi ognuno, essendo questo potere il mondo, vedendo dagli occhi del mondo, camminando sul mondo, precedendo il mondo e facendolo contemporaneamente dell’1 e dello 0, e poi dell’infinito, ma essendo pure il granello di polvere che chiamiamo “Terra” ed ogni altro numero, parola o canto che esista da sé, né mai intravisto da mente umana.