La mia arte è stata definita come “sacra”, e a me va bene. Intanto continuo a praticare meditazione comunque, anche mentre faccio cose estremamente comuni. Il risveglio, la meditazione, rendono l’arte respiro e chi la pratica una sorta di tizio “prestato” all’arte; infatti dell’artista, mi spiace, non ho né il tormento né l’estasi. In fondo resto un monaco buddhista anche mentre dipingo o poeto.

Ho collaborato con artisti, curatori e con imprenditori, lavorando in quello stesso ambito come pubblicista: esempio ne sia “Opera Unica”, scritto assieme a Marco Bagnoli, Alessandro Magini e il curatore Sergio Risaliti, Mondadori Arte, Electa, Milano 2016.
Ho partecipato come poeta, artista performativo – con una “scultura sociale” – e come pittore nello spazio espositivo dedicato alla celebrazione di Joseph Beuys all’Arsenale, alla 52^ Biennale di Venezia, nel 2007, grazie all’egida e alla cura di Lucrezia De Domizio Durini, con la quale collaboro da anni partecipando alle celebrazioni e momenti d’arte che organizza, in forma di conferenziere, performer o attore ospite in azioni artistiche di altri autori.